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Shred, Shredding

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Shred, Shredding: cos’è lo shred? cosa vuol dire shredding? ecco spiegato il significato nell’ambito chitarristico.

Chitarra shred e Shredding sono termini che vengono utilizzati per definire uno specifico stile di esecuzione con la chitarra. In particolare lo shredding è un modo di suonare la chitarra che punta pesantemente sulla tecnica e sulla velocità. Gli shredder (chitarristi che utilizzano lo shred) fanno largo uso di tecniche quali legato, tapping a molte dita, trilli, sweep picking ed un elevato uso e abuso della leva del vibrato (se non conosci queste tecniche iscriviti alle lezioni di chitarra gratuite, se vuoi migliorare queste tecniche per migliorare i tuoi assoli clicca qui) e si trovano con più probabilità in generi come l’heavy metal.

Alcuni dei più famosi chitarristi che vengono definiti shredder sono: Paul Gilbert, John Petrucci, Steve Vai e Michael Angelo Batio. Ne esistono moltissimi che sono definiti ottimi padroneggiatori di questo stile, io qui ti ho messo alcuni degli esempi più ecclatanti.

Il cuore di questo stile comunque rimane una grossa padronanza e perfezione della tecnica della chitarra unita a grande velocità di esecuzione.

La Storia dello Shredding

Tutto comincia in Germania con gli Scoprion. Nel 1974 arriva il nuovo chitarrista Ulrich Roth che nell’album Fly to the Rainbow fa largo utilizzo della leva (tremolo), anzi, diciamo pure un uso spropositato, almeno per i tempi in cui è stato inciso l’album. Un anno dopo, l’album “In Trance”, grazie agli assoli di Roth, diventa il prototipo di quello che verrà definito shredding.

Qualche anno dopo il chitarrista lascia la band e nel 1978 un chitarrista chiamato Eddie Van Halen crea “Eruption” che presenta una veloce sequenza di note in tapping. Randy Rhoads e Yngwie J. Malmsteen introducono poi le sonorità classiche allo stile shred.

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6 Comments

  1. vorrei precisare che un shred fatto bene è quello in cui si riescie a riconoscere la plettrata di ogni nota, cosa un po’ difficile per i principianti, infatti una ragazza, Jacqueline Mannering, è stata screditata da altri chitarristi perchè ha fatto un video intitolato “shredding” ma in cui shredda male perchè si sente un pastone unico di note. però è proprio gnocca ;)

  2. Ciao, se insieme alla tua descriziopne ci mettessi anche un bel video per far vedere come si esegue sarebbe meglio, ti pare ciao.

  3. David Carelse

    August 4, 2011 at 10:13 am

    Ciao Cosimo, lo shred non è una tecnica, ma uno stile come spiegato nell’articolo, basta ascoltare una qualunque canzone degli artisti citati. Alcuni degli artisti hanno un link ad un articolo che li presenta, come detto sia in mail che in quest’articolo. Ai link trovi i video.

  4. Samuele conosco la Jacqueline di cui parli. Il problema non sussiste nella sua plettrata, bensì nel massiccio utilizzo di riverbero e delay, uniti a un’equalizzazione pressoché errata. Già singolarmente tutte queste cose rovinano un’esecuzione shred, e lei addirittura le mixa in un risultato che come si può sentire è terribile. Per quanto riguarda la bellezza, a me attira il fatto che suona come una dannata :)

  5. Scusa Hai sbagliato a scrivere;hao scritto scoprion mentre intendevi scorpion giusto?Bell’articolo,come al solito,complimenti.XD

  6. ..non credo sia solo una questione di uso di delay e reverbero quanto per lo più di mastering finale. Gli anni ’80 sono quelli in cui tale tecnica si è sviuluppata e diffusa, e proprio negli anni ’80 si è fatto un uso smodato di questi 2 effetti. la bravura e la capacità di uno shredder non è solo “correre”, ma appunto anche far sentire cosa sta facendo. il problema è che in troppi pensano di essere chissà chi con 4 video su youtube e con le gambette da fuori. essere shredder è tutt’altra cosa. parola di chi vorrebbe esserlo!

    ps. guarda gli europe, o i giant, ad esempio….l’effetto c’è, a volte anche moltissimo. ciò che conta è il modo in cui viene tirato fuori il risultato finale, dovuto a un sapiente uso dei compressori (effetto che oggi il 90% dei chitarristi, o sediicenti tali, detestano) e al mix in stereo in cui da una parte esce il suono dry, dall’altro effect.

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