Se la penna è la migliore amica dello scrittore, il plettro lo è dei chitarristi. Celebre quello macroscopico di Santana che col suo grande triangolo equilatero impugnato con tre dita ha lanciato un vero stile o la moneta da sei pence usata da Brian May dei Queen per ottenere attacchi molto acuti, per non parlare della leggenda del “plettro del destino” raccontata nel film “Tenacious D e il destino del rock” che narra la storia dell’omonima rock band.
Piccolo eppure fondamentale, il plettro è un oggetto che influenza sensibilmente il sound, determinante almeno quanto amplificatori e pedalini. Pertanto, la scelta della propria “penna” non è mai da sottovalutare, in quanto se è vero che un chitarrista che si rispetti ne possiede almeno una decina, sono sempre due o tre quelli privilegiati perché in possesso di determinate caratteristiche adatte al proprio genere di musica.
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I segreti di un buon plettro per la chitarra
Inventato prima dell’anno mille dal musicista curdo Ziriyab, il plettro, detto anche penna, è un piccolo oggetto utilizzato per sollecitare o pizzicare le corde dello strumento musicale che, grazie ai suoi movimenti, influenza in modo sensibile il suono. Per questo, è fondamentale che sia di “qualità” e in grado di offrire un valore aggiunto anche nelle condizioni più estreme (come, ad esempio, nel caso di caldo o umidità, di mani sudate o anche solo dell’emozione di stare davanti a un pubblico, ecc.).
Il segreto di un buon plettro è prima di tutto l’aderenza o attrito, in gergo si dice “grip“, tale da facilitarne la presa e non permettere che scivoli dalle mani. Importante anche la durabilità e la resistenza all’usura, che dipende dal materiale con cui è composto, il peso e lo spessore. In merito, si distinguono cinque diverse categorie: thin, medium, heavy, extra-thin ed extraheavy, con spessori che variano dai 0,45 mm ai 2 mm circa.
Anche se la variabilità è sempre nell’ordine dei millimetri, lo spessore è importante per il genere di suono che si desidera ottenere: un plettro molto fine, ad esempio, non è adatto ad assoli veloci, ma più a ritmiche lente, pop o a parti acustiche, mentre un plettro molto spesso si presta più ad attacchi hard rock o heavy metal e ad esecuzioni tecniche più elaborate.
Anche la durezza è rilevante per ottenere un determinato tipo di suono: i plettri morbidi e sottili sono molto flessibili e pizzicano la corda con attacchi poco decisi, mentre quelli duri producono sonorità più vigorose ed aggressive, spesso utilizzate dai chitarristi metal e rock.
L’importanza del fattore “materiale”
La scelta del fattore “materiale” incide notevolmente sulla qualità del plettro. Anticamente ricavati dai carapaci delle tartarughe, i fedeli compagni dei musicisti sono stati realizzati nel tempo con i più svariati materiali di origine vegetale (come il legno) o animale (come osso e corno).
Oggi, tuttavia, i plettri maggiormente diffusi in commercio sono fatti per lo più di plastica.
Tra le varianti spiccano: il nylon, la celluloide, il “Tortex” e gli acetati, tutti materiali che offrono flessibilità, resistenza e bassi costi a discapito, però, del “grip” e della brillantezza del suono.
Esistono anche plettri speciali rivestiti in gomma, con piccoli rilievi che garantiscono una presa più salda, e in metallo, prevalentemente in acciaio, utilizzati per la rigidezza, la resistenza e le modifiche significative che riescono ad apportare al suono dello strumento.
Le principali forme: dal triangolo al pentagono
Considerata un fattore puramente soggettivo, legata più che altro al comfort di chi lo utilizza, la forma tradizionale del plettro è quella di un triangolo isoscele con gli angoli arrotondati, dove quello più acuto è in genere utilizzato per pizzicare le corde.
Ma non mancano plettri realizzati nelle forme più svariate, dalla punta angolata a quella curva, alla pinna di squalo, con i lati frastagliati, per ottenere particolari sonorità.
Molti chitarristi usano, inoltre, un particolare tipo di plettro chiamato “thumbpick” che si infila, come un anello, all’estremità del pollice, consentendo così di suonare contemporaneamente anche con le altre dita ed offrendo una varietà timbrica maggiore.
Diffusi sono anche i “fingerpick“, sorta di unghie artificiali che si infilano nelle altre dita della mano destra (o sinistra per i mancini).
Esistono poi gli “stylus pick“, di particolare forma pentagonale con punta a cono, che in genere vengono utilizzati solo per esercitarsi in quanto impediscono di fare forza eccessiva sulle corde e consentono una maggiore velocità in studio.
Da non dimenticare, infine, i diversi plettri fai da te, creati anche come gadget dai musicisti per regalarli agli amici, alla fidanzata o ai familiari (che spaziano dalle tessere del supermercato alle schede telefoniche sino alle carte di credito scadute) e gli speciali plettri personalizzati dei chitarristi più celebri.
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Ottimo articolo David :) per un principiante con acustica come me quale tipo di plettro consiglieresti? Non vorrei rischiare di rompere le corde.
Ciao Nicholas, grazie, se suoni con gli accordi utilizza plettri morbidi, fini. Quando fai note singole utilizza plettri medi.
Nella mia collezione, tra gli altri ho un plettro di Y.Malmsteen,(del ’92 bianco, grande,extraheavy)e uno di Metheney,(ai tempi del Group;arancione straordinariamente sottile e morbido )recuperati ai concerti… tentazione forte ma non ci ho mai suonato