Eric Clapton è uno dei più famosi chitarristi blues di tutti i tempi, l’unico ad essere inserito per ben 3 volte nella Rock and Roll Hall of Fame, con gli Yardbirds, con i Cream e come Eric Clapton (solista). La rivista Rolling Stone, nella sua popolare (ma anche molto criticata) classifica dei 100 migliori chitarristi di tutti i tempi, ha posizionato Eric Clapton al secondo posto, dietro solo a Jimi Hendrix. Ovviamente, non si può stilare una classifica oggettiva tra i chitarristi, però volevo farti capire quanto Eric Clapton sia reputato uno dei più grandi chitarristi di sempre. Addirittura i suoi soprannomi erano “The Man of the Blues” e “God” oltre al meno esagerato “Slowhand“.
Si tratta quindi di uno di quei personaggi da prendere assolutamente in considerazione sei sei un o una chitarrista. Ecco perchè in questo articolo andrò ad analizzare e fare alcune considerazioni (ovviamente soggettive) sullo stile di questo importante chitarrista con l’obiettivo di:
– Farti trovare degli spunti importanti su cui riflettere per migliorare il tuo stile.
– Vedere quali sono alcuni dei punti fondamentali della chitarra blues nello stile di Eric Clapton.
– Proporti l’ascolto attivo di un paio di brani interessanti.
– Intavolare una discussione tra i commenti in fondo all’articolo con le tue considerazioni riguardo allo stile di questo chitarrista.
In questo articolo ti mostrerò sempre i video live dei brani che citerò perchè mi sembra un’ottima opportunità per vedere il chitarrista in azione. Purtroppo a volte succede che qualche video venga rimosso da YouTube, quindi se quando leggerai questo articolo non si vedono dei video ti chiedo gentilmente di scrivere un commento in fondo).
Contenuti
In generale, lo stile di Eric Clapton
Prima di entrare nello specifico di alcuni passaggi dello stile di Eric Clapton vorrei fare alcune premesse.
Eric Clapton non è assolutamente un chitarrista di quelli che possiedono una tecnica formidabile, precisa e pulita. La sua grandezza sta nel rendere espressione d’arte le note che suona con la sua chitarra. Tipico dei chitarristi blues di quegli anni. Anche quando il suo suono non è pulito e perfetto, quando esegue una sbavatura, anche quell’intoppo diventa in realtà una sincera espressione che aumenta il significato del messaggio che deve passare con il brano.
Ed ecco che ci sono brani drammatici come Tears in Heaven (dedicata al figlio scomparso a soli 4 anni) che esprimono tutto il disappunto e la tristezza dell’accaduto sia con la voce, sia con il suo modo di suonare la chitarra, anche se effettivamente non fa nessun virtuosismo particolare. Ma ci sono anche brani come Tearing Us Apart che adesso analizzeremo e che esprime in modo molto efficace e con energia, la colpa che Clapton attribuisce al gruppo di un amico della sua ex moglie Patty Boyd per la loro separazione.
“Grezzo” nel suono e anche nel modo di suonare
Cosa intendo per grezzo? Intendo tecnicamente sporco volontariamente, ma sporco nel senso buono, che non si preoccupa di essere perfetto per sembrare più vero e sincero. Insomma, non lavorato, non raffinato, come il termine stesso sta ad indicare, ma il più vero e sincero possibile come piace a chi suona e vive il blues.
Vediamo un esempio tratto da un concerto tenutosi ad Hyde Park:
Come puoi sentire il suono della Fender Stratocaster di Clapton sembra a volte pulito ed a volte distorto. Nella realtà ha un overdrive molto leggero, anzi leggerissimo. Quel poco che serve per sporcare un suono pulito che se no sarebbe troppo perfetto, ed ovviamente per dare più spinta ed un suono più graffiante al suono della sua chitarra. Per avere un suono un po’ più aggressivo e meno da “bravo ragazzo“.
All’inizio del brano suona una melodia, ma quella melodia, suonata sulle note alte della chitarra rende il suono troppo limpido ed allora cosa fa Eric? dove ci sono delle piccole pause, tra una frase e l’altra, lascia suonare alcune corde a vuoto come quando un chitarrista principiante sbaglia perchè non si ricorda o non esegue bene il muting. In questo modo sporca un’esecuzione che è nel pieno delle sue capacità poterla fare perfetta… Ma non è sua intenzione.
Come puoi sentire poi durante la strofa, un overdrive così leggero gli permette di eseguire comunque un arpeggio senza creare rumori fastidiosi (suonando anche in modo leggero) producendo un suono quasi pulito, ma sempre sporcato da questa leggera distorsione. Certo, se avesse eseguito un arpeggio pulito e con un suono più morbido il senso del brano non sarebbe stato supportato.
Semplice ma espressivo e contestualizzato
Uno degli aspetti che più ammiro di Clapton è che riesce sempre a creare degli assoli molto ben contestualizzati al messaggio che deve passare con il brano lo fa senza strafare e facendo cose semplici.
Sempre riferendoci al video che hai visto prima, nota come nei vari soli durante il brano, Clapton faccia poche note, belle da sentire, molto espressive e cosa molto importante… con sequenze di note molto ripetitive.
Perchè dico che è importante la sequenza di note ripetitive? Perchè il brano parla di qualcosa che sicuramente lo rende nervoso anche se probabilmente ha già superato la cosa. Le note che fa non sono tristi, sono aggressive, allegre, ma fanno comunque intuire un certo risentimento per l’argomento, proprio come quando si parla ad un amico di qualcosa che ci ha dato fastidio ma di cui ora possiamo parlarne “senza problemi”.
Poche note, molte emozioni
Il titolo del paragrafo dice già molto, ma credo sia molto interessante ed importante sentire veramente un esempio di quello che significa suonare poche note, ma che riescono ad emozionare. Perchè di questo si parla moltissimo tra chitarristi. Ce ne sono molti che dicono che non serve fare troppe note per riuscire a dare un messaggio e per fare qualcosa di bello artisticamente e musicalmente parlando, però poi sentirne un esempio è sicuramente molto più ispirante.
Ascolta bene l’inizio di questo brano (se vuoi ascoltarlo tutto te lo consiglio, ma per ora ciò che mi interessa è l’inizio):
Ascolta come Eric Clapton produca un riff di pochissime note attaccando anche qualche accordo, ma che creano delle sonorità molto intense.
Un altro aspetto interessante di questo brano è l’assolo. Prima di parlare di questo assolo però bisogna fare una premessa. Anche questo brano parla di Patty Boyd e più precisamente della fine del loro rapporto. Asolta bene come come l’assolo parta nervoso e triste con dei bending che sembrano più che altro dei lamenti. Suoni tipici della chitarra blues. Eric Clapton chiede al suo vecchio amore (old love) di lasciarlo in pace, proprio perchè non riesce a dimenticarlo e dopo una serie di urla strazianti, l’assolo poi si trasforma in uno sfogo molto più aggressivo e disperato, la distorsione aumenta e con lei anche i suoni “fastidiosi” di una chitarra incazzata.
Insomma, Eric Clapton è un chitarrista che non esagera con il numero delle note, ma che riesce benissimo a far capire quello che sta provando o che ha precedentemente provato grazie alla sua musica. Con questo brano in particolare riesce ad esprimere realmente quello che si prova in una situazione simile, sia con il testo, sia con la musica e soprattutto con la chitarra.
L’assolo che senti in questa esecuzione è un esempio perfetto di come l’improvvisazione serva ad esaltare il messaggio del brano. L’improvvisazione non diventa un modo per creare un qualcosa di diverso all’interno della canzone, ma diventa una parte fondamentale per comunicare le emozioni!
Conclusione
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Spero con questo articolo ci averti dato degli spunti interessanti su cui riflettere sul modo di suonare la chitarra. Non è mio obiettivo quello di convincerti di suonare come Eric Clapton, ma solo quello di avere un po’ di spunti per pensare al tuo modo di suonare e capire se vuoi cambiare qualcosa dopo quello che hai letto.
Ora ti chiedo gentilmente di scrivere qui sotto cosa ne pensi riguardo al modo di suonare di Eric Clapton, scrivimi anche se hai degli spunti diversi sul suo modo di suonare o se non ti ritrovi in quello che ho scritto, infatti come ho anticipato, si tratta comunque di pareri soggettivi. Insomma, dimmi tutto quello che ti passa per la testa!
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Io stravedo per Eric, è un’artista fondamentalmente che usa la chitarra come prolungamento del suo corpo , delle sue idee dei suoi stati d’animo , spesso contrastanti ,irrequieti, profondi o disperati. nel suo suonare c’è arte che va oltre a tecnica e capacità.
Sono daccordo con articolo e commenti, anche se devo dire che a mio modestissimo parere il meglio Clapton lo da con l’acustica. UMPLUGGED un disco indimenticabile che non stanca mai.
Sono rimasto folgorato da Clapton dal 1980: ho ascoltato infinite volte “Just one night”, consumando la cassetta su cui l’avevo registrato. Nel 1981 ho comprato “Another ticket”, che resta uno dei miei album preferiti: pulito, semplice, ben suonato, di classe! Mi ritrovo in quel modo di suonare, senza funambolismi, dove la musica è musica e non rumore, dove la musica esprime emozioni senza massacrare l’udito e il buon gusto, per comunicare, non per far vedere quanto sei figo! L’ho visto e sentito in concerto a Torino, nel 1095 o giù di lì, al vecchio Palasport: poca gente, acustica non granché, però suonava da Dio! Ero seduto tranquillamente per terra a una decina di metri di distanza.. Averne ancora di concerti così!
Scusate: per un refuso è venuta fuori la data del 1095: era il 1985 o giù di lì, non certo il Medioevo (anche se ormai quegli anni sembrano davvero così distanti)!
Per suonare così bisogna avere qualcosa da dire!!
Credo che la tecnica e il suono siano importanti per uno strumento come la chitarra, con questi due elementi puoi creare lo stile che preferisci
Ma basarsi solo sul suono e la tecnica puó, a mio parere, diventare noioso sia per noi che suoniamo, sia per chi ci ascolta. Il blues è musica che viene dal cuore
Clapton è l’esempio del blues e io adoro il suo stile, da sempre!
Non per fare il pignolo, però la storia su Pattie Boyd mi pare completamente sbagliata ! io me la ricordavo diversa (e opposta) e anche Wikipedia (http://en.wikipedia.org/wiki/Pattie_Boyd).
Eppoi definire i Beatles come “gruppo di un amico della sua ex moglie” … che understatement !
Non per fare il bastian contrario a tutti i costi, però c’è chi si rammarica dello scambio di elicotteri fra lui e Stevie Ray Vaughan …
Sempre da Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Death_of_Stevie_Ray_Vaughan.
ma io lo ammiro tanto anzi è un mito; cercare il pelo nell’uovo non mi sembra giusto
Ciao Teodoro, ovviamente il gruppo dell’amico della sua ex moglie non è i Beatles, ma un altro. Anche perchè Pattie è stata prima con George Harrison e solo dopo con Eric Clapton, quindi non avrebbe senso.
Per quanto riguarda il discorso di Stevie Ray Vaughan, quello è soggettivo e comunque non ho mai detto che Eric Clapton è meglio di SRV, quindi non capisco come mai hai voluto dire quella cosa che è comunque qualcosa che in ogni caso non mi permetterei mai di dire in qualsiasi caso.
Teodoro che “bip” dici, rammarichiamoci della perdita di SRV e gioiamo della musica che entrambi ci hanno e ci regalano….
sono d accordo! poche note suonate cin intensita espressiva creando “melodie” che molto spesso tante troppe note non fanno in assoli sterilii”virtuostici”.
Io sono in pieno accordo con Giovanni e Nicola, il Blues è il Blues e per suonarlo bisogna essere in quel mood ed EC lo è e di molto; lui insieme a James Taylor (ovviamente per un altro tipo di playing) sono i miei musicisti di riferimento.
Sicuramente mi trovi d’accordo su ” poche note ad effetto”, ma…per quanto riguarda i miei gusti musicali,finisce li. dopo tre volte che lo ascolto mi annoia. Intendiamoci, magari sapessi fare io quello che fa lui, ma questo è un altro discorso. Anche, e mi riporto con il tempo a quegli anni , Robert Fripp, con poche note sapeva creare brani indicibili , e sicuramente meno scontati , oppure J.Mclaughlin, che di note ne metteva un’esagerazione, a mio modesto avviso,era di un’altro livello rispetto a Clepton. E ,non parlo solo di pezzi in cui non si capiva come riusciva ad essere così veloce, ma anche di brani acustici che , a distanza di decenni, risultano ancora stra attuali e di gestazione non proprio così banale.
Grazie comunque delle giuste riflessioni a cui mi hai portato.
Massimo
Sì, è vero sono stato un po’ feroce, però tutti questi “osanna” mi avevano lasciato perplesso. Ci fosse stato qualche altro commento come l’ultimo di Massimo non sarei stato così preso da tale furia iconoclasta..
E così, tanto per aggiungere un’altra nota fuori dal coro, potrei citare John Mayall che, in una recente intervista, gli ha dato dell’inaffidabile …
Po’ basta ! che mi pare di stare “sparando sulla Croce Rossa”.
Che Clapton sia uno dei più grandi chitarristi non si discute però blues man molto bravi ce ne sono tanti, a me personalmente piace di più Mark Knopfler che è’ riuscito a creare un suo stile inconfondibile attingendo dal blues dal country e anche dai rock
Non c’è nient’altro da aggiungere,sono completamente d’accordo con la tua analisi.A presto
Ciao David,
complimenti per l’articolo… molto ben scritto e con un livello tecnico-espositivo molto fruibile… sono essenzialmente d’accordo con te sul fatto che bastano anche poche semplici note – purché suonate con stile, perizia tecnica e competenza e in modo espressivo – per emozionare, contrariamente alla moderna tendenza e alla ricerca ostinata del tecnicismo (si può dire shred?) puro, che talvolta risulta noioso e controproducente.
Ci sono chitarristi minimalisti (The Edge tanto per dirne uno) che con pochi accordi, ma suonati con stile e personalità, hanno fatto la storia del rock, quindi onore ad Eric Clapton. Che poi “Rolling Stone” lo metta al secondo posto in classifica, forse appare un po’ esagerato, vista l’attuale presenza di chitarristi molto più qualificati, anche in ambito blues… ma si sa… spesso le riviste e le classifiche guardano al “mainstream” e al successo discografico e Clapton è uno che ha venduto tantissimo, anche grazie alle sue incursioni nel mondo del pop-rock e all’orecchiabilità e immediatezza dei suoi pezzi migliori, dunque nessuna sorpresa da questo punto di vista.
D’altra parte, mi piacerebbe porti una domanda… magari può essere uno spunto per un altro articolo: come mai il mondo moderno delle chitarre tende al Vintage? è solo un fatto commerciale, dovuto alla politica delle grandi case (Fender e Gibson su tutte) che, in un momento di crisi, affollano il mercato con prodotti “boutique” e da collezione, per invogliare i collezionisti a spendere… oppure è l’esigenza di una schiera di chitarristi che nella musica moderna (e per moderna intendo quella degli ultimi 10 – 15 anni, diciamo dal 2000 in poi) non si ritrova più?
te lo chiedo perché spesso mi trovo a girare per locali e vedo che quasi tutte le cover band e le tribute band oggi suonano pezzi “classici”, con strumenti “vintage” e con i revival anni 70, 80, 90… sono tutti nostalgici, la musica buona si è fermata al secondo millennio… oppure è solo una moda?
per quel che mi riguarda… la musica è evoluzione, dunque onore ai classici come Eric Clapton, ma onore anche ai moderni come Joe Bonamassa… e uscendo dagli ambiti rock-blues… onore anche agli sperimentatori (Animals as Leaders per dire un nome) altrimenti, che facciamo? suoniamo sempre le stesse cose???
ciao!!!
Ciao Gilius, bellissimo commento. Pieno di spunti su cui riflettere. Per quanto riguarda la tua domanda, per quanto riguarda le case produttrici il mio punto di vista è questo: sicuramente continueranno a buttare fuori modelli vintage perchè rispetto a qualcosa di “nuovo” è molto più facile da vendere, però in realtà stanno continuando a venire fuori nuovi modelli, solo che in molti parlano dei modelli vintage ed in pochi dei modelli nuovi da scoprire e provare.
Per quanto riguarda i gruppi sinceramente vicino a dove abito io fanno un po’ di tutto, anzi, vedo più roba nuova che vintage, quindi forse dipende un po’ anche dalla zona e dalla casualità.
Il blues di Clapton prende spunto da stilemi antichi e pieni di fascino. Il concetto di ripetitività delle note per costruire l’assolo spostandole ritmicamente era una necessità per i primi chitarristi neri di blues che non avevano a disposizione tecnica, analisi armonica e scale su cui mettere le mani. Clapton ha preso tutto da loro e quindi anche un bel pezzo di anima che si evidenzia nell’espressività. Personalmente mi piacciono di più i chitarristi blues bianchi che pensano meno quando fanno un assolo e scaricano sul manico solo emozioni. Questo si può fare con poche note oppure con tante note . Secondo me non è importante quante note fai ma come le fai e l’amore che ci metti quando picchi il plettro o strappi con le dita. Clapton è un maestro da ascoltare per gusto, da studiare e analizzare se si vuole suonare blues. E’ un tassello insostituibile nel puzzle. Grazie dell’articolo e degli spunti di riflessione su come riuscire a costruire un solo blues ma dopo aver riflettuto e analizzato l’unica cosa che serve mentre suoni blues è dimenticare tutti i discorsi fatti e farti aprire lo stomaco dalle note che ti escono dalle dita.