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Furto Yamaha?

Yamaha… Ladra?: ecco la storia di un probabile furto commesso dalla casa produttrice di strumenti musicali.

Non lo so da quanto tempo mi segui, ma il 26 Aprile del 2010 ho scritto un articolo su una chitarra molto originale che mi aveva colpito (sia nel bene che nel male), una chitarra che divide i chitarristi e i musicisti in generale in pro e contro… non ci sono mezzevie.

Questa chitarra è la Yamaha EZ-AG (al link trovi l’articolo originale). Scrivendo su google “Yamaha EZ AG” il primo risultato (non sponsorizzato) è proprio quello del mio articolo, ecco perchè è successo quello che è successo probabilmente, ecco perchè il protagonista di questa storia è arrivato a me.

Il Caso

Ebbene, oggi mi succede una cosa molto interessante. Ogni giorno, ricevo decine di email di chitarristi che mi fanno delle domande o che mi fanno i complimenti per il sito, a volte ricevo anche proposte di collaborazione, ci sono un migliaio di persone ogni giorno che visitano questo blog, ma mai mi era arrivata una email come quella di Antonio Bollasina.

Antonio mi scrive che lui è stata la persona che ha progettato la Yamaha EZ-AG. All’inizio ho pensato “Bene, mi piacerebbe fargli un’intervista per scoprire come sono i vari passaggi dalla progettazione allo sviluppo di un simile progetto“.

Poi però ho capito che quello che mi stava dicendo era completamente diverso. Ovvero, il progetto era il suo, lo ha inviato nel 1994 alla Yamaha e loro non si sono fatti più sentire fino a che nel 2003 Antonio ha visto per puro caso in tv la presentazione di quella che era la chitarra che lui stesso aveva progettato, presentata però da un giapponese… della Yamaha!

All’inizio ovviamente ho pensato che Antonio fosse un mitomane (scusa Antonio, ma ricevo molto email ogni giorno, non mi posso fidare fin da subito di tutti). Poi però lui mi ha inviato vari documenti:

– La lettera che lui ha inviato ad un primo costruttore (che in realtà si rivelò una casa non costruttrice)

– La lettera alla Yamaha datata 1994 (lettera cartacea)

– Il suo progetto in pdf della chitarra praticamente uguale (a parte la forma della chitarra)

Ecco un pezzo del progetto:

Il funzionamento, i tasti… tutto uguale. Ho provato a pensare che fosse un caso, ma fatalità l’ha prodotta proprio la casa di sturmenti musicali che lui ha contattato, fatalità con le stesse identiche caratteristiche.

Antonio Bollasina ha ricontattato la Yamaha per chiedere spiegazioni senza ovviamente alcuna risposta da parte loro.

Conslusione 1

Al 90% delle possibilità la Yamaha ha volontariamente rubato il progetto ad Antonio Bollasina. Legalmente o no, lo ha fatto. Con questo però non voglio dire che la Yamaha abbia fatto del tutto male a fare ciò che ha fatto (sempre che lo abbia fatto e comunque per la legge no), infatti…

Conclusione 2

Trovo troppo ingenuo il comportamento di Antionio che non ha brevettato o registrato prima il progetto. Ragazzi, voi siete tutti artisti, lo so perchè se state leggendo vuol dire che suonate la chitarra. Questo non toglie il fatto però che in questo mondo non si vive di sola arte, ogni tanto bisogna fare dei ragionamenti molto razionali o si finisce per perdere anche l’arte che avete prodotto.

Una persona più razionale non avrebbe neanche minimamente pensato di inviare un progetto del genere alla Yamaha senza registrarlo o brevettarlo o qualsiasi cosa potesse fare per tutelarsi. MAI.

Antonio mi ha detto che non aveva i soldi per brevettarlo. Benissimo, allora non lo invii il progetto. Fino a che non hai i soldi per brevettarlo non ne devi neanche parlare a nessuno.

Come puoi pensare che un’azienda come la Yamaha voglia dividere i suoi guadagni con te perdendo milioni di euro senza che legalmente lo debba fare? Non esiste. Devi metterli tu  nella condizione di dover darti i soldi o riconoscerti il progetto.

Come ho detto prima siamo artisti e ci piace sognare. Ci piace pensare che la realizzazione di un sogno come può essere il progetto di una nuova chitarra venga riconosciuta all’artista. Nel mondo reale ci sono delle regole però, se non le rispetti non vai avanti.

Oggi l’artista deve essere anche razionale quando serve. Questo vale anche per le canzoni che inviate alle case discografiche! Mai inviare canzoni alle case discografiche per “cercare lavoro” senza registrarle alla SIAE. Succede molto spesso che non ti dicono niente e poi senti le tue canzoni per radio cantate da gruppi famosi e ti chiedi quanto avresti potuto guadagnare se avessi pensato in modo un pò più razionale.

Ma poi i soldi non contano niente, i soldi sarebbero solo la giusta ricompensa che ti spetta, ma la cosa più brutta è il fatto che quella canzone cantata da milioni di persone non è ufficialmente scritta da te e addirittura ti prenderanno per pazzo o mitomane se provi a sostenere il contrario!


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19 commenti

  1. Valentino

    Tra l’altro non basta brevettare in Italia: il brevetto è valido (e tutela chi lo registra) solo nello Stato in cui è stato richiesto! Yamaha Corporation ha sede legale in Giappone ma non so dove producano le chitarre. (Ha più di 5000 brevetti di cui qualche migliaio negli USA).
    Probabilmente Antonio, forte del suo eventuale brevetto Italiano, avrebbe inviato (a Yamaha Corporation?) il suo progetto, solo per vederlo prodotto in altri paesi TRANNE che l’Italia (almeno finché il brevetto non decade).
    Ha ragione David quando dice che purtroppo ci sono regole alle quali si deve sottostare.. e c’è sempre chi se ne approfitta!

  2. turbogt 82

    pensa te…..

  3. Diego

    A me tutta questa storia sembra assurda…
    Avendo la capacità e l’intelligenza per creare un progetto simile, mi sembra incredibile essere tanto INGENUI da regalare l’idea ad una multinazionale.
    La scusa di non avere i soldi per il brevetto è una stupidaggine. Non regali la tua idea in giro solo perchè sei senza soldi… Casomai il contrario!
    Detto ciò, se mi concedete un punto di vista, questa “chitarra” (in realtà NON è una chitarra, ma un simulacro o poco più), pur essendo un apprezzabile esercizio di ingegno, è assolutamente inutile di fatto… quindi non credo la Yamaha ci farà miliardi di dollari.

  4. David Carelse

    Ciao Diego, io ovviamente non posso sapere con assoluta certezza se Antonio dice la verità, ma ho deciso di credergli perchè mi ha inviato dei documenti che non avrebbe nessun senso creare apposta per per impressionare me, quindi io ho deciso di credergli.

    In ogni caso ognuno ha la sua idea giustamente, solo Antonio sa la verità :-)

    Comunque il brevetto mondiale al tempo costava 100 milioni di lire, ovvero circa 50.000 euro che per uno come Antonio al tempo non era assolutamente un prezzo “sano” per un progetto che poteva non andare in porto.

    Per quanto riguarda la chitarra, la Yamaha ha sicuramente già fatturato oltre i 10.000.000 con quella chitarra. Questo come minimo assoluto. In Giappone poi queste cose vanno moltissimo, aggiungi una chitarra così per ogni negozio di sturmenti musicali al mondo…

  5. giuseppe

    tralasciando qualsiasi considerazione sulla buona fede di Antonio (che potrebbe aver raccontato la pura verità oppure aver disegnato un progetto “a chitarra già prodotta”, non essendoci date certificabili non possiamo saperlo), vorrei dare un consiglio SEMPLICE per tutelarci nel caso in cui qualcosa che abbiamo creato noi ci venga rubato dalle persone alle quali lo presentiamo (che sia una canzone, un progetto, un’idea, ecc…).
    Non è nulla di difficile, si tratta di una procedura che consigliano anche gli studi legali e che, almeno in Italia, sembra funzionare. Il consiglio è questo: prima di presentare (o inviare qualsiasi progetto), è bene SPEDIRE A NOI STESSI, in busta chiusa e meglio se con RACCOMANDATA, il progetto stesso. La busta poi andrà conservata chiusa e potrà essere usata in sede legale come prova della paternità (farà fede LA DATA di spedizione).

    Una procedura semplice che non costa nulla ;)
    giuseppe

  6. David Carelse

    Ottimo consiglio Giuseppe!

    Per quanto riguarda le date in realtà io ho anche la lettera che Antonio ha spedito nel 1994 alla Yamaha. Io credo che in realtà si possa anche trovare la data di creazione del file del progetto in pdf però non so quanto valga legalmente.

    Comunque bel consiglio, grazie.

  7. mario

    effettivamente fa rabbia sentire queste cose, ma se Antonio ha questa capacità e abilità, perchè non si propone a qualche produttore, non inviando progetti, ma andandoci a discutere di persona. Visto mai che se ne torna con bel contratto in tasca.

  8. Diego

    David.. 50mila euro per un brevetto sono niente, chi ha a che fare con progetti a livello industriale lo sa bene. Ci sono infatti strumenti legali e accordi formali per consentire la “sponsorizzazione” della registrazione. Ovvero accordi scritti che tutelano la paternità dell’idea, ma consentono il finanziamento del progetto in cambio di utili futuri. Fanno così tutti gli “inventori” senza grossi capitali alle spalle.
    Non lasciamoci abbindolare nemmeno dai 10 milioni di euro fatturati… Il fatturato è cosa ben diversa dall’utile!! Probabilmente ho sottostimato il valore commerciale dell’idea.. ma questo sicuramente dimostra che i 50 mila euro per il brevetto ce li hanno messi loro senza problemi!
    Inoltre mi sfugge ancora il motivo per cui Antonio ti abbia raccontato tutto ciò…
    Comunque, come dicevi, ognuno si fa la sua idea e la condivide se vuole con gli altri.
    Per me o è una bufala o ha fatto una stupidaggine talmente colossale che nei suoi panni non credo andrei a raccontarlo in giro. A maggior ragione se la Yamaha come dici tu poi ci ha fatto i miliardi. E’ come raccontare in giro di aver avuto in mano il biglietto vincente della lotteria e di averlo “appoggiato un attimo” nel bidone della spazzatura… non ci fa una gran figura!
    David, da esperto nel settore specifico ti consiglio di modificare il titolo dell’articiolo… se qualcuno della Yamaha Italia capita sulla pagina ti cita per diffamazione… tecnicamente non hanno rubato nulla, più che altro è Antonio che ha lasciato tutto sul loro tavolo ;-)

  9. giuseppe

    Ti ringrazio, è un trucchetto che ho imparato durante gli anni in università (ho studiato design e la problematica della paternità di un progetto è molto ma molto sentita) :)
    E, purtroppo per Antonio, ho paura che con la sola data sul file (non è difficile impostare una data qualsiasi per la creazione dei file) e sul progetto, se non sono certificate da un qualche timbro (a proposito, è possibile anche andare in un qualsiasi ufficio postale e farsi mettere un timbro con data che HA VALIDITA’ LEGALE), potrà fare ben poco per questa disavventura :(

  10. Lorenzo

    Nella busta della raccomandata puoi metterci quello che vuoi, anche dopo che l’hai spedita. I documenti possono essere sostituiti. I fogli contenuti nella raccomandata andrebbero fatti timbrare all’Ufficio Postale (non sempre lo fanno), oppure certificati in qualche modo (magari dal Comune di residenza). Allego un link: http://brevettieinvenzioni.blogspot.com/2011/02/come-vendere-uninvenzione-senza-farsi.html . Qualche spunto può partire da lì. Una causa alla Yamaha? La vedo dura: il brevetto copre l’idea, il concetto o, più facilmente, un marchio. E giustamente va esteso ai paesi dove si suppone che il prodotto venda. Sarà sufficiente a Yamaha dimostrare che il concetto di funzionamento si basa su assunti diversi, e il ns. amico si ritroverà più o meno come ora: con un pugno di mosche. Meucci perse la guerra contro Bell, per l’invenzione del telefono, perché non aveva 200 dollari per il brevetto definitivo e per un sofisma: Bell brevettò il telefono come apparato “elettrico”, per Meucci il giudice parlò di trasmissione “meccanica”. Proprio un malafedoso sofisma, ma nell’anno in cui morì Meucci, la compagnia di Bell fatturò 100 milioni di dollari (di allora), la vendita dei mobili di Meucci, morto in miseria, ne rese 191. Non siamo certamente agli stessi livelli, ma vedersi rubare il frutto del proprio ingegno fa veramente incazzare di brutto (passatemi il termine). Antonio, (toh, lo stesso nome di Meucci :-) ) non smettere di creare. In bocca al lupo.

  11. David Carelse

    Ciao Diego, non ho mai detto che sono tanti 50.000 euro, io lo so molto bene. Si tratta di un brevetto mondiale. Antonio a me ha riferito che PER LUI erano realmente troppi.

    Sono sicuro che sono in pochi i privati senza alle spalle un’azienda che decide di investire 50.000 euro su un progetto molto all’avanguardia (al tempo lo era). Anzi pochissimi.

    Di questo non ho dubbi e non credo che nessuno possa dire il contrario. Sappiamo tutti benissimo che Antonio ha sbagliato, sappiamo anche altrettanto bene che potrebbe non essere affatto vero.

    L’unica cosa che voglio trasmettere è l’insegnamente che sta dietro a questa faccenda, non mi interessa realmente che sia vero o no.

  12. Andrea

    La Yamaha si è comportata da multinazionale capitalista, vedendo che il brevetto non era registrato ne ha approfittato e ha rubato l’idea.

    Ma, come dice David, c’è il 10% di possibilità che la Yamaha non abbia rubato proprio niente (o meglio, David dice che c’è il 90% che l’ abbiano rubato). Devo dire che l’idea di una chitarra con i tasti a “pulsanti” e con il sintetizzatore mi era venuta in mente anni fa…. Può darsi che non hanno ricevuto la lettera e il progetto, e gli è venuto in mente a loro.

    Ma è poco probabile, la difesa della Yamaha è davvero scarna, non comprerò più niente da loro ù_ù (credo che però sta chitarra me la compro usata, ma non da loro!)

    In ogni caso… Antonio, hai avuto una grande invettiva a progettare per primo questo gioiello :) Non ti scoraggiare da questo furto! Crea, sono sicuro che potrai fare altri progetti! E brevettali prima di inviarli a destra e sinistra! ^^

  13. Piero

    Condivido in pieno! Purtroppo bisogna sempre “rompersi la testa” prima di capire come funzione il mondo! Però non voglio dare troppo addosso al progettista, ha già avuto la sua bella delusione, inutile aggiungersi all’esercito di chi gli dice che deve aprire gli occhi. Spesso la genialità e la creatività viaggiano su binari paralleli ma distanti dalla furbizia. Se si unissero creerebbero persone “indistruttibili”! Sono un grafico pubblicitario che da oltre trent’anni crea e produce una miriade di idee e, tra queste, anch’io ho fatto la ca…ta di vendere per poche lire una mia idea ad una multinazionale che su quell’idea ci ha guadagnato milioni (sempre di lire, all’epoca erano lire), per cui so bene come ci si sente. Questo accade spesso quando il creativo o il genio progettista lavora in proprio, da solo, cioè senza l’esperto di marketing o l’addetto alle vendite, insomma sensa uno che sa fare il volgarmente chiamato “venditore”. Sono lavori diversi, è rarissimo che chi sa creare o inventare sappia anche vendere, o almeno vendere bene.

  14. Luca

    Questo argomento andrebbe trattato come semplice curiosita’.. per fare delle riflessioni e grazie dei consigli a chi e’ piu’ esperto. Non facciamo processi un tanto al kilo senza avere niente in mano, anche io toglierei la parola ladra, lede ingiustamente l’immagine di un marchio.

  15. stefano

    IL consiglio fatto da Giuseppe (raccomandata) non è del tutto sicuro. In quanto la raccomandata è si certificata dalla data, ma la data è sulla busta. Per rendere il progetto, canzone, poesia, testo, certificato dalla raccomandata esso deve fare corpo unico e solidale con esse, ovvero lo stesso progetto, canzone o poesia deve diventare busta sulla quale poi vengono apposti i sigilli e timbrature richieste. In pratica dovete prendere il testo della vostra canzone piegarlo in modo che la parte scritta rimanga all’interno o quantomeno nascosta farne una busta ed inviarvela, altrimenti c’è Movimento Costozero (costozero.org) che attraverso l’iniziativa copyzero con pochi centesimi mette una marca digitale sulle vostre opere e queste sono garantite per 20 anni.

  16. Andrea

    @Stefano, grazie per averci segnalato il sito Costozero :) Finora mi sembra la soluzione migliore per proteggere i propri lavori originali senza spendere troppi soldi per il copyright…

  17. Fugazzoli Aldo

    Un mio amico ha usato la tecnica proposta da Giuseppe, e in un processo ha vinto la causa (il brano da lui composto è stato riconosciuto come suo).

  18. Cesare

    Ho letto con interesse il caso di Antonio, perche’ qualcosa di simile anche se piu’ modesto, e’ successo anche a me. Infatti circa 1 anno fa, la societa’ “La Sportiva”, che produce articoli sportivi ed in particolare per l’alpinismo e l’arrampicata, fece un sondaggio tra i lettori per trovare il nome da attribuire ad una nuova scarpetta da arrampicata, con in palio un premio per il vincitore. Partecipai al concorso suggerendo il nome “Jekyll” e la cosa fini li, nel senso che non riceveti nessuna notifica da parte della relativa societa’. Qualche mese fa, recandomi in un negozio di articoli sportivi, ho visto in bella esposizione una nuova scarpa della “La Sportiva” chiamata “Jekyl “. Si puo’ dire che l’unica differenza e’ che il modello proposto e’ scritto con una sola lettera “L” finale (tra l’altro quindi, in modo errato). Ho scritto alla societa’ ma, naturalmente, nessuna risposta.
    Cordiali saluti.
    Cesare

  19. giancarlo

    ti racconto un fatto successo molit anni fa’.
    Un titolare di una azienda elettronica brevetto’ un dispositivo elettronico che poi presento’ ad una grande industria.
    Quest’ultima costrui usando il brevetto , il piccolo artigiano fece causa legale ,
    mi spiegava poi il figlio dell’artigiano, dicendo che la grande industria aveva soldi e avvocati di un certo grado , lui soldi ne aveva pochi e cosi’ ando tutto su per il camino .
    Morale , non presentare mai brevetti o progetti a grande industrie a volte nemmeno ad amici.
    ciao a tutti .gian

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