Ciao ragazzi e ragazze, con questo articolo inauguro la pubblicazione di una serie di interviste a chitarristi famosi che trasmettono qualcosa. Qualcosa di tecnico a volte, qualcosa di divertente in alcuni casi e qualcosa di emozionante come prevalentemente in questo caso in cui James Hetfield dei Metallica parla soprattutto di passione e di emozione per la musica.
Trovo che sia un’ottima fonte di ispirazione e motivazione per molti chitarristi, questa intervista. Non ha importanza quale sia il tuo genere preferito. Qui si parla di passione, non di Metal.
Tutte le interviste le ho trovate su YouTube e le ho tradotte in italiano per voi.
Puoi vedere il video qui, oppure sotto vedi la traduzione in italiano:
Avevo praticamente paura di tutto, paura del mondo, paura di parlare, di … sai, ero un ragazzo davvero molto timido. La musica era semplicemente un modo per esprimermi. Scrivevo poesie e tutto ciò che era nella mia testa e poi mi sedevo, suonavo e mettevo il tutto insieme, sono fatto così. Questo è il mio modo di comunicare quando non ci riesco da solo. La musica era la mia voce.
C’era un ragazzo nel mio liceo, che era nel gruppo jazz e vendeva la sua chitarra. Aveva una 69 SG con il tremolo e voleva venderla. Mi disse “La vuoi?” Ed io dissi “sì, a quanto?». Ed egli rispose: «200 dollari».
Quindi ho pregato mia madre, lavavo i piatti, facevo tutto ciò che potevo e lei ha accettato, lei ha comprato la mia prima chitarra vera. E poi, naturalmente, una volta che hai una chitarra, devi far parte di un gruppo. Così ho iniziato a uscire con dei ragazzi di scuola che amavano suonare, era una cover band chiamata Obsession, un gruppo di ragazzi della mia classe. Dopo scuola andavamo a suonare a casa loro.
I Black Sabbath sono stati la band che mi ha illuminato completamente. Così forte. Così toccante. Subito mi ci sono immerso. Potevo chiudere gli occhi ed essere dentro la musica.
Io e un compagno di scuola, John Zander era il suo nome, cercavamo sempre di superare la bravura dell’altro. Ogni giorno eravamo così “Ehi, guarda ciò che ho imparato” e poi “oh, guarda cosa ho io” e poi “oh dannazione” e poi tornavo a casa per imparare qualcos’altro e poi lui… In quel modo la concorrenza da liceo ci portò ad un altro livello e fu fantastico.
E poi ad un certo punto è stato come «wow, i ragazzi con cui sto suonando… ho bisogno di suonare con chitarristi migliori». E stavo scrivendo, volevo scrivere ancora, ho scritto anche alcune canzoni ma non piacevano a loro. Volevano solo suonare delle cover e poi ho deciso “beh, devo iniziare a suonare con altre persone“.
Allora in quel momento avevo una missione, volevo migliorare e alcuni amici non lo capivano, dicevano “perché non esci con noi?”. E io volevo andare, andare in altri posti… Penso che sia stato l’anno che sono tornato a scuola dopo l’estate per prepararmi a giocare a calcio di nuovo e avevo i capelli lunghi in quel momento e l’allenatore ha detto “ti devi tagliare i capelli“. E io dissi: “Sì, ma Eddy Van Halen ha i capelli lunghi e Michael Schenker ha i capelli lunghi. Voglio giocare a calcio e avere i capelli lunghi” Lui mi disse “Non puoi farlo“.
Così, in quel momento, ero a un bivio, anche se ne non avevo idea. E ho detto “Bene, fottiti. Voglio giocare a calcio o voglio essere sul palco, con una missione? Sai, parlando attraverso la musica?” Non lo sapevo al momento, ma ho fatto la scelta giusta.
Io non credo che mi abbia davvero colpito fino a dopo il liceo probabilmente, quando mi sono reso conto “Wow, dovrei iniziare a pensare a quello che voglio fare“. Sai, ho lavorato in una fabbrica di adesivi, sai, tagliare e confezionare, pensando ai riff, ai testi o a qualcosa del genere “a pranzo sarò fuori, in macchina con la mia chitarra, scrivendo alcuni riff e poi, no, devo tornare al lavoro“.
Dopo il lavoro mostravo i riff che avevo scritto e poi… sai, abbiamo fatto il nostro primo concerto. E’ stato un po’ come, sai… “penso che voglio lasciare il mio lavoro.”. Voglio iniziare a fare musica, non c’era altra scelta. Così è andata.
Quando, come la prima volta, “Ehi, stiamo andando a New Jersey per iscriverci” oppure le prime volte che dicevi “stiamo andando a San Francisco per un concerto. Dio mio!”. E poi: “Ehi, potremmo firmare con questo manager, sta parlando di andare in Europa e altro”. Per me era come “Sì va bene”, cercando di non agitarmi, ma dentro di me stavo andando fuori di testa, «questo sta accadendo, questo sta davvero accadendo!» E “tutti noi siamo amici e possiamo fare quello che vogliamo. E’ incredibile haha!”.
E ogni passo in più in quel cammino è stato come accrescere sempre di più l’emozione. Ogni giorno ci svegliamo, e ci ricordiamo di nuovo “Ehi amico, possiamo fare e creare ciò che vogliamo”. E ti sta sostenendo anche la tua famiglia.
Si tratta di un dono straordinario e ne teniamo conto ogni giorno… c’è stato sicuramente un momento in cui eravamo fuori controllo, sai il Black Album, ‘The Black Album Tour‘, per un lungo periodo di tempo all’estero, voglio dire, è stato l’album che ha portato più divorzi, un sacco di ego, sai, … ognuno si credeva più grande di quello che era.
Ma alla fine della giornata, quando ci ripensi dici… questa carriera è bizzarra. La gente dice che ti rispetta per la tua musica, poi la stima che si ottiene là fuori è surreale. E’ come una fantasia. Queste persone pensano che tu sia qualcosa di più di quello che realmente sei. Quindi bisogna rimanere con i piedi in terra. Sai, qualcosa ti butta giù di nuovo nella realtà, lo sai e ti rendi conto “Ho il talento di fare musica, questo è quello che ho“.
Sono cresciuto ascoltando chitarristi, per lo più amavo i chitarristi ritmici. Ovviamente Tony Iommi, lui ha avuto una grande influenza sulla maggior parte dei chitarristi metal, ovviamente i riff a note singole. Ed avevano un suono grosso.
Io volevo un suono davvero percussivo, quindi uno che reagisce molto velocemente ed è incisivo, ma anche un suono che con un accordo riempie la stanza. E volevo una chitarra Les Paul che era un po’ più leggera, da viaggio. Mi piace indossare le mie chitarre tenendole molto basse. Questa è un po’appuntita. Ho provato diversi tipi di avvolgimenti, diversi tipi di metalli. Sai, uno dei look tradizionali, ma anche con un pick-up attivo, così unendo attivo e passivo insieme, distorsione smooth, ma anche aggressiva, e sai, che alcuni dei pick-up passivi sono poco più focalizzati in una via di mezzo. Sono insistenti, come mi piace, ma il calore e l’ampiezza del pick-up attivo… il modo per unire quei 2 insieme è stata la sfida. E questo è quello che voglio in un suono di chitarra, ma non abrasivo.
Penso che stare sul palco è come mettere un cappello diverso. E’ una mentalità diversa. Si tratta di uno spazio diverso. Per me, il tempo si ferma, non c’è dolore, è come quando gli artisti dicono di essere ‘in the zone’. E posso entrare in quella ‘zone’ anche qui, semplicemente seduto mentre suono, dimenticando che voi siete qui e in qualche modo il mondo svanisce.
Se questo è un bene o è un male… haha! E’ difficile uscirne a volte, ma, sai, questa è la maledizione, ma la benedizione è che non vi è che attenzione, il senso di essere, il senso della comunicazione, il senso della creatività… Questa è una ragione, il motivo per cui sono qui.
Ci sono momenti in cui non suono per un paio di settimane e mia moglie dice “Sei scontroso, vai suonare la chitarra!” e poi vado a suonare e mi sento molto meglio poi. E’ una parte di me. E’ come se lo dovessi fare, lo sai. E’ il mio caffè la mattina. Ed è il mio relax alla sera.
La musica fa fare cose che normalmente non faremmo. Voglio dire, non ho intenzione di mettermi a saltare qui, urlando in faccia alla gente. Sarebbe un po’ ostile haha! Sarebbe scortese, semplicemente maleducato! Ma questo è quello che si arriva a fare sul palco. Si arriva ad esprimere la musica da ogni poro, da ogni parte di noi.
La maggior parte delle cose nella vita che vale la pena provare e fare, hanno bisogno di molto impegno e lavoro. Alla fine esce ciò che ci hai messo dentro. E’ semplice. È una specie di legge universale.
Quindi, sì, non funziona che prendi la chitarra e vai! Haha! Ci vuole lavoro, ci vuole un po’ di dedizione, lo sai. Ma se ti piace farlo, non è così difficile. Non c’è niente che m’ispiri di più che collegarmi ad un amplificatore ed alzarlo. Non c’è proprio niente che m’ispiri di più . Potrei scrivere 20 riff proprio così.
Credo che devi trasmettere il dono che hai come se facessi beneficienza, aiutando gli altri. Con il dono che abbiamo, sai… abbiamo tutto quello di cui abbiamo bisogno, abbiamo più di quello di cui abbiamo bisogno, quindi bisogna restituire.
Io sono parte di “Little Kids Rock” ed ho appena suonato un concerto al Sud che ha procurato un quarto di milione di dollari. Questo è semplicemente incredibile. Portare strumenti nelle scuole pubbliche in cui vengono tagliati i progetti musicali. E’ una bella sensazione, è un sentimento migliore rispetto alla maggior parte degli altri sentimenti su questo pianeta.
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Piccolissimo atto di pignoleria:Quando dice “At the end of the day” intende dire “Alla fine”,non letteralmente “Alla fine del giorno”.
Apparte questo,bravo,bell’articolo molto interessante!
Grazie Marco per la precisazione!
Wow è davvero una grande passione quella che ha James per la musica!!!!
Spero un giorno di essere come lui!!!! è anche un ottimo chitarrista.
Ciao Domenico, si, personalmente a me piace di più lui di Kirk.