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Aumentare la Velocità: Troppo Severi e Troppo Frettolosi

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aumentare velocità chitarraIeri mi ha scritto una persona che segue questo blog e mi ha posto il suo problema, un problema che mi ha fatto pensare che forse sarebbe il caso di rispondere anche pubblicamente in modo che la risposta, che poi è una mia personale riflessione, possa essere utile anche a tutti gli altri chitarristi o magari un’occasione per dibattere sull’argomento.

Ecco qui di seguito una parte dell’email che mi ha inviato:

La Domanda

Sono due anni e mezzo che seguo delle lezioni di chitarra con un insegnante.

Purtroppo non riesco a fare grandi progressi nel senso che sono lenta nel muovere le dita e nei vari lick riesco al massimo a tenere una velocità di 60 bpm in sedicesimi.
Anche negli accordi non sono veloce e devo fare canzoni facili e lente. L’insegnante dice che ci vuole tempo.

Ho letto con interesse l’articolo sul velocizzare gli accordi e lo sto mettendo in pratica ma mi chiedo se sia il caso di demordere dato che molti altri nello stesso arco di tempo fanno cose più avanzate.

Che ne dici?

La Riflessione

Non scriverò esattamente la risposta che ho dato a questa persona, ma vorrei focalizzarmi sulla riflessione che mi è venuta in mente grazie alla domanda, in particolare, quando ho letto la parte in cui dice: “Mi chiedo se sia il caso di demordere dato che molti altri, nello stesso arco di tempo fanno cose più avanzate”.

Facciamo attenzione quando ci paragoniamo ad altri chitarristi e soprattutto alla velocità con cui questi imparano e migliorano. Bisogna ben distinguere i frettolosi da coloro che invece imparano veramente velocemente.

I frettolosi sono chitarristi che hanno troppa voglia (che diventa quasi ansia) di voler migliorare in poco tempo, perchè magari vogliono imparare una canzone molto difficile che a loro piace, o perchè vogliono stupire le persone che li ascoltano.

Molti di questi chitarristi, arrivano a fare cose fin troppo difficili senza saper fare le cose più semplici, oppure fanno cose difficili ma le fanno male, cosa che poi si ripercuoterà molto prepotentemente in futuro, perchè partire con il piede sbagliato è una dele peggiori cose da fare.

Tra i giovani chitarristi che ho conosciuto è molto frequente quello che cerca di suonare le canzoni dei Metallica (li suona male, ma non se ne accorge, crede di aver fatto il salto di qualità) e non sa suonare una canzone normale con gli accordi o con un arpeggio.

Dall’altra parte invece, ci sono i severi, che sono prima di tutto severi con se stessi. Questi sono quei chitarristi che quando si esercitano per aumentare la velocità, aumentano i bpm del metronomo una volta ogni morte del papa perchè la loro esecuzione dell’esercizio deve diventare prima assolutamente perfetta.

Ovviamente i severi sono coloro che hanno una pulizia del suono ed una qualità della tecnica impressionante, ma che ci mettono moltissimo tempo a preparare una canzone difficile o ad aumentare la velocità con la chitarra.

Sei un chitarrista frettoloso o severo?

Ovviamente nessuno dei due lati estremi vanno bene. Non bisogna essere troppo frettolosi e non si può essere troppo severi con se stessi perchè in tutti e due i casi si fa poca strada.

Ognuno di noi ha il carattere che pende di più dalla parte del frettoloso o del severo. Già il fatto di riconoscerlo è un grande passo perchè così puoi rimediare o correggere leggermente il tiro.

Io ad esempio sono leggermente frettoloso, perchè quando studio degli esercizi o delle canzoni con il metronomo so che dovrei rimanere un pò più a lungo su una certa velocità prima di aumentare i bpm del metronomo ed inoltre dovrei aumentare meno.

I frettolosi, come me, dovrebbero cercare di fare attenzione di più alla qualità delle esecuzioni piuttosto che al semplice “averle eseguite”. Perchè si può anche eseguire una canzone molto difficile, ma se non si sta attenti alla qualità di esecuzione, chi ti ascolta non sentirà nulla di eccezionale.

Quelli che invece sono molto più pignoli sulla qualità dell’esecuzione di un certo esercizio o brano, dovrebbero lasciarsi un pò andare e osare un pò. Quindi dovrebbero chiudere un occhio se qualche volta ad una certa velocità si commetton delle piccole sbavature ed andare avanti ad aumentare la velocità. Perchè il rischio è quello che si rimanga troppo tempo allo stesso livello.

Scrivimi pure qui sotto tra i commenti se ti senti più frettoloso o più severo e dimmi pure cosa ne pensi riguardo alla mia riflessione.

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23 Comments

  1. Daniele Scognamillo

    January 30, 2013 at 1:04 pm

    Innanzitutto complimenti per l’articolo!! personalmente ho cominciato a suonare decisamente frettoloso, la voglia di imitare gli idoli è forse la cosa che spinge più di tutte una persona a imbracciare la sei corde. Per fortuna dopo circa 3 anni di studio ho cominciato ad essere più severo e a recuperare le mancanze tecniche e teoriche dovute appunto alla fretta. Questo mi ha permesso di fare il vero salto di qualità, quindi per esperienza personale direi come ha detto David di cercare il giusto equilibrio tra le due cose. E importante osare e superare i proprio limiti, ma più importante e farlo con stile e, soprattutto, con consapevolezza =)

  2. Io invece, essendo frettoloo di natura e avendo studiato con un mestro frettoloso mi son trovato malissimo…. Son passato poi alla severita’ piu’ maniacale senza grndi risultati… Dopo aver smesso per un anno di suonare son riuscito a trovare il giusto equilibrio… facendo ovviamente una fatica doppia….
    Non ci crederai ma quello che mi ha salvato la vita e’ stato un pickup esafonico roland con relativo synth che mi avevano regalato :)
    X utilizzare il suddetto pick up ho dovuto varuiare la mia tecnica, stare attento alla pulizia del suono, rallentare un po’ di velocita’, essere piu’ preciso insomma x evitare cacofonie estreme…Inoltre il fatto di generare sonorita’ particolari da cmq soddisfazione anche se si suonano cose facili, tipo semplici arpeggi, decisamente piu’ divertente che logorarsi su metallica e simili…..Questa e’ solo la mia esperienza personale, non vuole rappresentare nessun consiglio tanto piu’ che non mi ritengo un buon chitarrista , dico soltanto che senza guitar synth sarei un normale ritmico mentre cosi’ ognio tanto mi diletto in parti solistiche che seppur non complesse danno cmq soddisfazione!!! :)

  3. Io sono un po come te David, un po frettoloso… a volte aumento anche di 20 bpm la velocità e a volte aumento un po troppo spesso… è pur vero che quando studiavo con il mio maestro avevo trovato il giusto equilibrio!
    Ad ogni modo bisogna osare un po altrimenti si rischia davvero di non arrivare mai a trovare quel “coraggio” che ci permette di suonare parti complesse a velocità naturali…. E non parlo di shred estremi o sweep picking assurdi (li c’è poco da essere frettolosi per carità) ma anche di parti che richiedono al tempo stesso una buona tecnica e discrete velocità!
    Ma soprattutto ricordate sempre la frase del grande Jimi… “A volte la chitarra vorrai abbandonarla, non suonarla piu.. ma se le sarai fedele lei saprà ricompensarti!” NON DEMORDETE MAI!!

  4. Ottimo David, grande articolo!!!

    Anche io tendo più ad essere frettoloso che severo, ma credo che l’equilibrio stia nell’essere PRIMA frettolosi e POI severi. Personalmente uso questo approccio:

    in una prima fase ci si innamora di un brano, di un artista e si sperimenta un pezzo difficile (ad esempio “Answers” di Steve Vai o “The Extremist” di Joe Satriani) e lo si cerca di suonare alle loro velocità, cercando però di badare più all’insieme che al dettaglio, cioè di capire l’essenziale delle scale, degli accordi, dei suoni, senza andare nel sottile… ovviamente nei primi tentativi esce un “minestrone” sonoro infarcito di suoni sporchi, ma anche di qualche spunto interessante (per noi) e comunque avremo imparato qualcosa di nuovo, cioè che NON sappiamo suonare come loro e dobbiamo imparare ancora molto…

    in una seconda fase giunge la severità… se l’esito della prima fase non è stato troppo disastroso (nel qual caso è meglio abbandonare e darsi a cose un po’ più facili), allora si prova ad andare nei dettagli, studiando i singoli lick e i passaggi intricati… chiaramente le esecuzioni successive saranno migliori, più studiate, magari anche a velocità minori, magari suonando anche solo piccoli pezzi del brano… questo aumenta la padronanza del nostro linguaggio e ci migliora….

    credo che la prima fase senza la seconda non possano coesistere, non trovi?

  5. E’ vero, la smania di andare veloci ed essere degli atleti della chitarra, più che degli artisti, soprattutto negli ultimi anni ci pervade un po’ tutti, ma poi scopriamo che i chitarristi che ci ricordiamo sono quelli che con il loro suono ci hanno turbato l’anima trasmettendoci un emozione, non so penso a Clapton mano lenta, a Hendrix, ecc, perchè tra le tante componenti forse la principale è il cosidetto “tocco” mentre tanti ginnasti della 6 o 7 corde dopo cinque minuti che li ascolti, a parte l’invidia per le evoluzioni eseguite, non ce la fai più. Sicuramente direte voi è la solita storia della Volpe e dell’Uva, del tipo… se non ci arrivo, non mi piace.
    Forse è vero anzi è vero comunque per quanto mi riguarda penso che, per andare veloci bisogna andare piano e come avviene in natura, prima si comincia a gattonare, poi ci si alza, poi si fa qualche passo malfermo, poi si comincia a camminare, poi a correre poi a correre e saltare, alla fine si può anche sciare, andare sui pattini in bici fare le capriole ed i salti mortali. Quindi, premesso che non sono velocissimo, il metodo che utilizzo dopo anni di studio e che mi da buoni risultati è quello di mettere in loop il pezzo o la frase da studiare e partendo da una velocità abbastanza bassa tale da permettirmi una buona esecuzione, aumentarla ad ogni giro fino ad arrivare al punto di “rottura”. Da lì ricominciare da capo e così via. Quello che succede è che nel giro di poco tempo (la quantità ovviamente dipende dalla tecnica in nostro possesso), sia la velocità iniziale che quella finale tendono a salire fino ad arrivare al giusto tempo di metronomo in cui il pezzo dovrebbe essere eseguito. Spesso il problema, almeno nel mio caso è stato ed è ancora così, è la sincronizzazione delle due mani, magari la sinistra viaggia ma la destra che è poi il nostro metronomo non è in sincrono o non riesce ad assicurare la giusta velocità. Inoltre ritengo che, andando piano all’inizio oltre alle mani anche il cervello riesce a metabolizzare il pezzo aiutandoci a focalizzare i giusti percorsi delle dita. Non so questa è la mia modestissima esperienza che però da quando l’ho adottata come metodo di studio mi ha portato notevoli risultati.

  6. A volte fermarsi molto su una velocità ,forse non accelera i tempi di crescita, però aumenta la nostra resistenza tendinea e Dio solo sa i problemi che sorgono quando devi fare un concerto di tre ore e ti serve non arrivare alla fine con i crampi alle dita…
    Altro fattore è che non siamo tutti uguali, io per esempio, impiego mesi a guadagnare pochi punti, poi, come per incanto, mi sveglio il giorno dopo, prendo la chitarra, e lo stesso pezzo lo eseguo a 5/10 punti in più di velocità rispetto al livello dove ieri mi ero arenato..sono i misteri del corpo umano e delle sue capacità assimilitive….

  7. Ciao a tutti, condivido quello che ha esposto Paolo e sono convinto che per essere un chitarrista (forse perchè io non potrò mai esserlo per la mia età con 69 primavere compiute però a me piace suonare la chitarra per puro diletto e cerco di farlo nel miglior modo possibile), prescindendo dall’essere bravo o meno, bisogna lavorare con molta cura e con meticolosità, senza essere severi o frettolosi ma con quella giusta dose di grinta che ci consente di fare delle cose straordinarie che non pensavamo di poter fare e con il tempo, lungo o breve che sarà, arriveranno molte soddifazioni che ci rinfrancheranno dei sacrifici e del lavoro svolto. Specialmente quando si è giovani ci si lascia prendere troppo dagli entusiasmi ed allora si corre il rischio di essere troppo frettolosi se miriamo ad arrivare subito o troppo severi perchè non ci soddisfa quello che otteniamo e giustamente come dici tu Davide si rischia di non venirne mai a capo perciò, come giustamente fai notare tu, la miglior soluzione è una specie di compromesso tra fretta e severità e quando siete presi dalla ”smania di strafare” fermatevi, chiudete gli occhi, tirate un bel sospiro e scaricatevi di quella frenesia per poi ricominciare e, da subito, vi accorgete che quelle stesse cose che prima vi facevano disperare vanno molto meglio e con una scioltezza e fluidità tale da restarne letteralmente stupiti.

  8. E’ un problema che opprimeva anche me quando ero autodidatta, ma ancora adesso che prendo lezioni mi viene la voglia di strafare, comincio a suonare un pezzo che magari va oltre le mie capacità tecniche, poi apro gli occhi e mi accorgo che non sono ancora pronto per quelle velocità, la velocità si acquisisce con l’esperienza, non c’è un modo per aumentarla. Ovvio non dico di suonare pezzi sempre dello stesso livello di difficoltà, il modo per migliorare è quello di aggiungere un pizzico di difficoltà in più per volta, dato che non siamo delle macchine. Mi metto a ridere quando vedo certi chitarristi che suonano pezzi estrememante virtuosi, poi gli metti in manco la classica e gli dici “suonami Bad Moon Rising dei Creedence”: non ce la fanno, questo fa la differenza tra un professionista e un dilettante. Il mio maestro mi dice sempre di ragionare come un professionista, e di non accontentarmi mai pienamente di quello di che ottengo, perchè c’è sempre qualcosa da migliorare. La velocità di esecuzione è un prodotto diretto dell’accuratezza: lento vuol dire essere accurati e accurati vuol dire veloci, ma è una cosa che si ottiene col tempo…Per quanto riguarda il migliorarsi: aggiungete fatica alla fatica poco per volta, e i risultati (col tempo) arriveranno.

  9. Leggendo l’articolo,mi accorgo di essere un tipo u pò strano:la mia frettolosità dipende dalla canzone.
    ok,ora mi spiego:io sono un amante dei “Virtuosi”:Adrian Smith e Dave Murray (Iron Maiden) in primis,Ma anche Ritchie Blackmore (inutile dire di quale band,spero!) e,anche se l’ho “scoperto” ultimamente,del famoserrimo/famigerato Malmsteen;<>vi chiederete.
    Il fatto è che quando il mio insegnante ci fa fare le canzoni degli artisti famosi di oggi (o di un qualche libro),un pò mi annoio,un pò cerco di “sbrigarmela” in fretta,e questo è il mio problema..lo so,la musica è musica,ma se mi piacciono alcuni artisti…che ci posso fare? :P
    P.S:Non voglio dire nè che gli artisti di oggi siano scarsi,nè ce i libri siano fatti male,eh!…solo che,secondo me,i primi dovrebbero pensare un pò più “musicalmente”,cioè:Meno Balletti e cavolate varie,più musica!,mentre i secondi dovrebbero un pò variare come genere…
    asluti da Marco…o dal Mina,fate voi!

  10. *<> (riga 6)

  11. Eugenio (Rudolf)

    January 31, 2013 at 4:58 pm

    L’articolo è abbastanza preciso e soddisfaciente Davide hai colto nel segno. Personalmente ho cominciato molto frettolosamente, per poi fare un lavoro della madonna per imparare a suonare pulito e con tecnica. Suono bene la ritmica, arpeggio bene col plettro e non sono prorio bravo sulla classica, ma in ogni caso la mia è una scelta. Ho seguito per anni Santana, Blackmoore e infine Van halen. Ho impiegato molto tempo per imparare isuoi riff, Eruption e così via non avendo i tabulati e tirando tutto a orecchio e video. Dapprima lentamente è ovvio la velocita si ottiene in seguito in un solo modo: molto esercizio e costanza. Almeno questo è il mio punto di vista.. ma, nonostante tutto mi metto sempre in gioco e in discussione cercando di apprendere e imparare sempre cose nuove, altrimenti non sarei iscritto al tuo corso..

  12. salve io sono un chitarrista di media portata,pero’ voglio dirti che personalmente adoro gente come clapton,santana,gilmour,ecc.perche la loro peculiarita’ sta nella qualita e soprattutto nell’espressione, cosa che scusa se lo dico francamente non si sente nelle ipervelocita’.per me anche la distorsione non deve andare oltre ad un buon preamplificatore,e un ottimo overdrive.io lascerei perdere le grandi velocita’e curerei di piu l’espressione che difficilmente si acquisisce,il bello e’ dire poche parole ma dirle bene e chiare,con sentimento,non troppe chiacchiere molto veloci e poco senso.ciao

  13. Io sono schizofrenico, nel senso che, a volte, il severo che é in me obbliga il frettoloso che é in me a diventare severo. E viceversa.
    Il problema insorge quando il severo impone al frettoloso di essere piú frettoloso. E viceversa. O quando il viceversa che é in me é sia severo che frettoloso. E viceversa.
    In definitiva ho scoperto di non essere né l’uno nè l’altro, o tutti e due.
    Ma siccome ho sempre le mani fredde credo di non essere frettoloso, bensí freddoloso.

    Perdonami il non-sense. Ma a volte serve fare qualche metro contro-sense per arrivare alla méta. Ovvero: frettoloso e severo DEVONO CONVIVERE E COMUNICARE FRA LORO.

    Tornando seri: spunto molto interessante! Grazie!

  14. Io sono… entrambe le cose!!!a volte mi fisso sui dettagli e sullatecnica in modo paranoico,altre me ne sbatto allegramente(e onestamente godo come un riccio ad asfaltare un pezzo di difficile pur di suonarlo)… Se compongo sono sempre frettolosissimo,se seguo una trascrizion,chessò di sweep, finisce che mi appassiono al tactactac del plettro insù ingiù sulle corde…

  15. Demordere? Sinceramente sarò cattivo ma se hai pensato di farlo non hai passione… alla fine suoni per te o per gli altri? Se suoni per te è prima di tutto un TUO modo di divertirti ed esprimerti aldilà di tutto, se riesci a fare un pezzo mostruosissimo o uno molto facile non conta secondo me… conta quello che TU provi mentre suoni il tuo strumento. Certo è ovvio che una volta che si arriva ad un determinato livello si ha la voglia di far conoscere a tutti la propria personalità artistica, ma sempre ed esclusivamente per tuo personale diletto secondo me… Alla fine la chitarra come qualsiasi altra cosa è passione, sudore, lacrime, soddisfazione ma anche disfatte e sconfitte…. tutto fa parte del gioco sta a noi riuscire a capire cosa vogliamo veramente. Comunque io non sono ne frettoloso ne severo… sono menefreghista ahahahah con questo non voglio dire che non faccio determinati esercizi o particolari fraseggi ma la prendo easy se riesco a farli ottimo la prima volta tento di assimilare il fraseggio e farlo mio, cerco magari di capire se appartiene ad una determinata scala lo personalizzo anche a volte, dopo di che lo perfeziono cercando di suonarlo il più pulito e successivamente il più velocemente possibile ma questo solo per una questione di tempistica (può star bene su 60bpm come su 120… è bene saperlo fare bene a tante velocità secondo me) se invece non riesco a farli pazienza non sto la a sbattermi la testa più di tanto… vuol dire che ancora non ho le conoscenze adatte per quel tipo di esecuzione bisogna anche capire secondo me cosa si può e cosa non si può fare in quel determinato momento, e se non si può perchè no? Mi manca una particolare conoscenza? posso acquisirla? la apprendo e riprovo.

  16. Io penso che questo sia un problema in quanto lo si fa diventare tale. Secondo me non bisogna guardare nessuno e non imitare nessuno sono del parere che bisogna concentrarsi solo su se stessi e cercare di valorizzare le proprie peculiarità i punti di forza e valorizzarli al massimo cercando di assomigliare il piu possibile e se stessi avendo un proprio suono e un proprio stile. Insomma se ,volete imitare qualcuno imitate voi stessi è la cosa migliore da fare o almeno io la penso così. Ciao a tutti.

  17. ciao David sono anchio un po frettoloso di imparare ma di bello è che ho abbastanza tenacia per avere una buona esecuzione e mi soffermo molto sull’esercizio , comunque io penso che dopo un po ci si arriva da soli specialmente quando si ha una certa eta e nn si è piu giovani e frementi con la voglia di arrivare,
    vorrei poterti chiedere un consiglio , come scegliere le corde della chitarra elettrica ( in base alla chitarra , al marchio , o che altro, forse è una domanda stupida ma vivo in un paese dove ci sono due negozi di strumenti con poca scelta sulle mute sia come marchi che come diametro , ti ringrazio

  18. Grande articolo !! Io sono entrambi, prima frettoloso e poi severo :) Su tastiera e su chitarra.

  19. Carissimi, sonao estremamente severo quando suono, ed inesgnio sempre molto severamente.
    Faccio gli arpeggi come si deve, sono molto esigente anche a chi insegnante.
    La chitarra e armonia, ed è amore per il suono armonico.
    Buona chitarra a Tutti
    Gianpaolo

  20. E’ propio il mio caso.Spesso vado avanti negli esercizi senza che i precedenti siano
    perfetti.La fretta e’ infatti,purtroppo, una cattiva consigliera.La domanda della ragazza mi consola per il fatto che non sono l’unico con tale problema.La tua risposta invece mi porta invece a riflettere.

    Marco

  21. roberto lorenzet

    February 3, 2013 at 11:22 pm

    Ciao David, è da tempo che voglio scriverti ma per un motivo o per l’altro non ci sono mai riuscito, quindi, approffitto di questo momento per farlo. Ti ringrazio e ti faccio i miei più vivi e sinceri complimenti per il lavoro e il supporto altamente professionale che offri a noi chitarristi. Riguardo all’argomento di questo articolo devo dire che anch’io tendo ad essere troppo frettoloso, voglio i risultati subito e la maggior parte delle volte non riesco a raggiungere lo scopo perchè sopraggiunge l’ansia e lo stress che mi bloccano e mi fanno mollare tutto. Parlando proprio di velocità ma non solo, anche di metologia di studio pratico ti chiedo su quale materiale devo lavorare e quali step devo percorrere sia per aumentare la velocità sia per dare ai miei soli un colore diverso. Suona la chitarra da parecchio tempo ma forse in tutto questo tempo avrei potuto imparare molto di più rispetto a come sono ora. Per questa mia frettolosità ho iniziato e mollato subito parecchi studi e non sono mai riuscito ad avere quella tranquillità e pazienza che mi permettessero di mantenere una certa costanza. Detto in parole povere sono stanco di usare le solite pentatoniche e di non progredire anche nella velocità di esecuzione. Ho preso lezioni di chitarra jazz per aprire i miei orizzonti sia dal punto di vista armonico sia per imparare altre scale e modalità di esecuzione e ti dirò che questo mondo mi affascina un sacco ma quando mi accorgo che passa troppo tempo (nella mia concezione del tempo naturalmente) prima di ottenere risultati tangibili mi stresso e mollo tutto e mi giustifico dicendomi: “evidentemente questo non fà per te”.
    Ma dentro di me, nel più profondo di me stesso, so che mi sto raccontando una grossa bugia. A questo punto mi affido alla tua esperienza e professionalità per qualche consiglio utile sulla metodologia di studio e sul materiale su cui lavorare. Confido che tu mi dia nuovi stimoli per riprendere il cammino e finalmente andare avanti.
    Ringraziandoti ancora ti porgo i miei più cordiali saluti.
    Roberto

  22. David Carelse

    February 4, 2013 at 8:33 am

    Ciao Roberto, ti ringrazio per il commento. Penso che il problema sia proprio il fatto che arrivi fino ad un certo punto e poi perdi la pazienza. Per ottenere grandi risultati bisogna anche mattere sul campo un grande impegno. Se vuoi migliorare, devi fare quello che ancora non sei stato disposto a fare, se continui a fare sempre le stesse cose, a mollare allo stesso punto, come pensi che i risultati possano essere diversi? Pensa che c’è un prezzo da pagare per tutto.

  23. Però,non perdiamo di vista il fatto che ognuno ha i propri limiti.Quello che i runners definiscono “il muro”,il record personale contro cui si va a sbattere,e c’è poco da fare: a parità di tenacia,perseveranza e metodo, Il fuoriclasse prende il largo.Non sarebbe un fuoriclasse altrimenti.Alcuni risultati -tecnici o creativi- non sono alla portata di tutti,come non è da tutti avere un’estensione di quattro ottave.E forse è meglio farsene una ragione…

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