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Fai il Passo Successivo

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Sai suonare bene, hai raggiunto una certa abilità con la chitarra, riesci a suonare quasi tutte le canzoni che vorresti suonare… ora è arrivato il momento di fare il passo successivo.

Quando cominci a suonare la chitarra da zero vedi grandi progressi in pochissimo tempo. La situazione che si viene a creare è di grande motivazione in quanto riesci a vedere e percepire grandi miglioramenti con “poco” sforzo. Ogni giorno, ogni settimana che passa tutti si accorgono dei tuoi miglioramenti, non solo tu.

Purtroppo però, più vai avanti e più è difficile fare progressi. Ad esempio, quando arrivi a fare il volo del calabrone a 150 di metronomo ti ci vuole molto più tempo per salire anche solo di 5 punti di metronomo, mentre all’inizio sei passato da farlo da 90 a 110 in 2 giorni o addirittura di meno.

Ci vuole molto sforzo, molto allenamento, molto esercizio e molta tenacia per migliorare di quel poco che probablimente passerà inosservato ai più.

Come Fare in Tal Caso?

L’esercizio, l’impegno e la costanza sono molto importanti, sono obbligatori per diventare un grande chitarrista, come per raggiungere qualsiasi altro grande obiettivo.

Quindi hai 2 cose da fare:

1. Esercitati di meno sulla tecnica e sulla velocità, ma esercitati ogni giorno, anche solo pochi minuti, senza aspettarti grandi miglioramenti, ma solo perchè è un impegno che devi rispettare per mantenere le tue capacità e fare piccoli passi in avanti che con il tempo si faranno ben sentire.

2. Concentrati sul passo successivo.

Il Passo Successivo

Non è la tecnica e non è la velocità a rendere grandi i chitarristi. O meglio, c’è chi è ritenuto giustamente un grande chitarrista perchè è un mostro di tecnica, ma ti rendi conto di quanto è difficile combattere sul piano della tecnica? Ci sarà sempre un chitarrista più bravo tecnicamente. Se tu hai cominciato a studiare chitarra a 8 anni per 4 ore al giorno, ci sarà sempre un altro chitarrista che ha cominciato a 6 anni ed ha studiato 6 ore al giorno e che ti farà un c**o così!

Al livello tecnico a cui siamo arrivati ai giorni nostri non si può proprio competere su quel piano. Era possibile farlo negli anni 50/60 forse, non adesso. E tra l’altro non interessa neanche più alle persone, quindi anche diventando un mostro di tecnica non faresti comunque scalpore. Ti direbbero che sei bravo, punto. Poi andrebbero a cercare qualcos’altro. I tempi sono cambiati, anche se ci piacerebbe essere nati negli anni ’70 quando il bravo chitarrista era considerato un eroe da tutti, adesso bisogna imparare a fare il passo successivo.

Il passo successivo è diventare unici.

Cosa vuol dire? Da cosa riconosci un chitarrista da un altro? Dallo stile e dal suono. Lo stile è una cosa che viene abbastanza automatica e dipende molto dalla tua cultura musicale, da quello che ascolti, da quello che suoni maggiormente.

Per quanto riguarda il suono è proprio quello che molti chitarristi trascurano, ma è effettivamente la parte più importante. La caratteristica principale di un chitarrista, quella caratteristica che può essere tua e solo tua, quella caratteristica che ti rende unico. Il tuo suono è il tuo nome, è il tuo carattere.

Vuoi fare il passo successivo? Vuoi salire sul gradino più alto rispetto a tutti? Sviluppa il tuo suono unico.

E non fermarti qui. Cambia ciò su cui ti focalizzi: Non focalizzarti sul cosa sai fare con la chitarra, focalizzati sul come lo fai. Migliora questo aspetto: il come.

Non è suonando canzoni difficili che si vede quale chitarrista è meglio di un altro. Piuttosto bisogna vedere COME un chitarrista esegue una canzone, anche semplice, rispetto ad un altro.

Se Van Halen volesse dimostrare di essere più bravo di un altro chitarrista, magari anche professionista, ma di livello leggermente più basso, potrebbe anche semplicemente suonare “la canzone del sole”, non gli servirebbe altro. Lui la farebbe meglio.

Pensaci. Scrivimi anche la tua opinione qui sotto.

(se vuoi qualche consiglio su come creare o migliorare il tuo suono clicca qui).

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19 Comments

  1. Un bell’articolo veramente.Molto più profondo di quello che potrebbe sembrare.Specie il parallelo con Van Halen.Fa capire molto di come si fa la musica e di come andrebbe intesa!Grande!:D:D Che fico,sono il primo?!:D

  2. perfettamente daccordo. ma c…o stiamo un po parlando dei soliti. E Merle Travis, Joe Maphis,Gallup, TOMMY EMMANUEL..sono un rockabilly e la chitarra me la magno ogni minuto quasi libero che ho. Per favore puoi dare un po di spazio al finger picking. Ti rispetto sei un cazzuto.

  3. Cerco di fare esercizio ogni giorno , per ora ci riesco ! e quando imparo a suonare una canzone cerco di farla in modo preciso e fedele non sopporto chi suona le canzoni all’incirca tanto per fare ( un certo mio amico) penso comunque che per sviluppare un modo proprio di suonare è necessario prima avere padronanza assoluta dello strumento non puoi essere alle prime armi non so se sei d’accordo. Grazie e saluti.

  4. David Carelse

    February 7, 2012 at 11:14 am

    Per Leonardo:
    Si Leonardo sei il primo! ;-)
    Grazie, credo che tu abbia perfettamente compreso quello che avevo intenzione di far intuire.

  5. David Carelse

    February 7, 2012 at 11:15 am

    Per Antonello:
    Ahahahah grazie Antonello. In effetti hai ragione, ogni tanto cerco anche di spaziare, forse dovrei farlo più spesso, grazie per avermelo ricordato.

  6. David Carelse

    February 7, 2012 at 11:19 am

    Per Marco:
    Si esatto Marco, hai perfettamente ragione, infatti parlo del “passo successivo” proprio perchè si tratta del passo che bisogna fare dopo una buona padronanza della tecnica. Grazie per aver scritto.

  7. Clap clap clap :)
    Grande David, ottimo articolo!!! Insegno da un bel pò ed essendo cresciuto con questa filosofia musicale nel mio piccolo cerco di trasmettere questo messaggio ai ragazzi sin dall’ inizio, proprio per far capire anche ad un principiante che la tecnica è fondamentale ma solo se associata ad altro, quel “qualcos’ altro” che ovviamente si sviluppa col tempo e l’esperienza. Grande David!!!

  8. David Carelse

    February 7, 2012 at 11:40 am

    Grazie Pieri, sono contento che anche tu insegni seguendo questa filosofia e che lo fai fin dall’inizio con i ragazzi giovani. Grazie.

  9. Non sono ancora bravissimo come tecnica ma…..da sempre ho pensato che serve tutto: la tecnica, l’allenamento per la velocità, suoni particolari eseguiti in maniera pulita (quindi la “tecnica” anche nella padronanza degli effetti) ma tutto orientato ad un solo fine ….deve arrivare…..deve arrivare il sentimento, un emozione…..Posso anche fare il volo del calabrone velocissimamente…..ma da solo…esso…riamne solo un ronzio :-))) Mi viene così , rapidamente senza penzarci troppo, ad esempio un gruppo con un chitarrista che non è che faccia chissà quali evoluzioni sulla chitarra ….ma le loro canzoni …arivano (gli U2) oppure i grandi chitarristi come quelli che suonano con Vasco Rossi che sanno farti capire rabbia, dolore, felicità in un pezzo di assolo …di pochi minuti (vedi “gli angeli”). Grazie Davide!!!! per avreci permesso queste riflessioni e la tua Professionalità….

  10. Bello bello grande! Questa e’ psicologia del musicista. Ho sempre pensato che quando ascolto musica senza canto riesco a sapere chi suona dal tocco di batteria e del chitarrista. E’ l emozione che ti rimane dentro nella memoria che conta. Ma un conto e’ sentirlo un conto e’ farlo. Non si puo costruire verra fuori spontaneo al momento giusto. Grazie

  11. Direi che questo articolo non fa una piega.
    C’è tanta gente in giro che suona bene, tutt’altra cosa è quello che sono in grado di esprimere. C’è sempre qualcosa da imparare, suonare è una porta spalancata su un infinito di possibilità.
    Dateci sotto!

  12. La musica, è un mezzo di comunzicazione. Noi adoperiamo la chitarra. La tecnica è il nostro alfabeto, la nostra sintassi. Il suono, le frasi e il nostro modo di suonare (quello che tu Davede chiami il come) rappresentano il nostro lessico, la nostra cultura, la nostra capacità di usare le frasi e le parole giuste per l’occasione giusta.
    Ma c’è secondo me un altro gradino al quale pochissimi possono arrivare. I grandi chitarristi hanno delle cose da dire che non sono cose già dette da altri: io credo che ciò che ti distingua sia l’avere delle cose da dire oltre al saperle dire in modo che arrivino.

  13. Daccordissimo.

    Pragmatizzando, la tecnica è quella cosa che ti permette di colorare quel guazzabuglio che hai in testa in musica, avvicinandocisi il più possibile.
    Le note sono 7 più qualche variazioni, il resto è arte. l’originalità vien da se.

    A furia di sparare scale e controscale a manetta, memorizzandole, non è banale non cadere nella situazione opposta, quando in testa ti si è fissata scala e controscala, e senti il bisogno di riempire tutti i “buchi” con un misolidione capo-coda sparato a manetta ;)

    nonostante sia di estrazione metal di base, quanto mi rendevo conto che mi venivano cose così, spegnevo lo “scala-velox” e mettevo su Gilmour,
    Vuoi mettere un assolino, magari anche con solo UNA NOTA, tocco, pause, sustains, variazioni di tocco e suoni… :D

    Gran bel articolo, grazie per avercelo ricordato

  14. Ciao David. Daccordissimo con te. I chitarristi della mia “epoca”, Santana, Andy Summers, David Gilmour, Mark Knopfler, Jimmy Page, solo per citarne alcuni, non avevano una grande tecnica, è risaputo; Malmsteen li avrebbe bruciati tutti in velocità… ma, che stile, che gusto musicale… I pezzi di quel periodo sono passati alla storia. La tecnica è come il linguaggio; per esprimerti devi saper parlare. Il passo successivo è dire qualcosa di sensato e di nuovo… e qui forse è più difficile!! Anche per il periodo, per la situazione dei musicisti in Italia. Per fare un esempio: i Marlene Kuntz vanno a Sanremo. Per me è una roba assurda, la bandiera del progressive-rock italiano al festival della melodia (e degli inciuci). Evidentemente il loro messaggio non “buca”, e per farsi vedere vanno in quella vetrina. Scelta discutibile, ma posso anche capirli (anche se con ribrezzo). Insomma inseguiamo le nostre passioni e cerchiamo il nostro stile, il nostro suono unico. Poi il resto verrà…

  15. Ho letto da qualche parte che se lasci la chitarra per due giorni lei ti abbandona per quattro,ciao Davide non sempre rispondo al blog ma non per questo non lo leggo.
    Continuo ad esercitarmi nel mio tempo libero ,quel poco che ho (famiglia , lavoro) e continuo a studiare con il Maestro, sai questo passo successivo per ora non è ancora arrivato ,perchè a stento riesco a fare una canzone “ma ci metto animo”.

  16. Anche trovare il proprio suono non è facile, il discorso tecnica è verissimo, arrivati ad un certo livello, salire di 5 punti diventa molto più impegnativo e dispendioso di tempo che purtroppo non ho più. Per cui sto lavorando sui miei suoni e anche li la materia sta diventando più un problema economico che di impegno temporale….

  17. Concordo pienamente, inoltre gli ipertecnici non affascinano piu come succedeva negli anni 90″ ,poi oltre un certo livello è addirittura fastidioso ascoltarli. Conta molto piu la bellezza e la fantasia del fraseggio che deve sorprendere continuamente e mai essere monotono e annoiante, qualche acceleratina al momento giusto ci sta bene ma non le solite scale sparate “a 200” ma inespressive e stancanti. Tanti ex-superveloci stanno cominciando a capirlo. Anche il suono ha una grossa parte ovviamente, ci sono chitarristi che quando passano in solo non se ne accorge nessuno, mentre Blackmoore Gilmour Stevie Ray e altri del genere eccome che te ne accorgi …. sono come pugni nello stomaco.

  18. Finalmente un articolo che parla di una cosa che sostengo da tanto tempo…
    a parte il fatto che curare il suono porta a suonare in modo più soddisfacente anche se si fanno “poche cose”

  19. eccezzionale come sempre i tuoi consigli , ciao, bluesman

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