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Suonare Chitarra: oggi vediamo come è possibile combattere la rigidità nelle dita quando ti capita di suonare la chitarra live, davanti ad un pubblico e perchè succede.

Vorrei condividere con te un pericolo che personalmente alcune volte mi ha sopraffatto: “La Rigidità”. AHI! Crack! Sebbene questo termine sia forse un po’ troppo.. capisco, poco chitarristico, è l’unica parola che mi viene per descrivere quello stato mentale e muscolare che guasta le nostre performance in pubblico, oppure a volte.. ahimè.. in sala prove.. quando magari suoniamo con musicisti nuovi.

Mi spiego meglio, ti è mai capitato di fare un compito in classe che ti preoccupava parecchio e averlo superato non tanto bene quanto eri preparato perché la tensione pre-esame ti ha fumato qualche rotella? Ti è mai successo di esercitarti per ore e giorni su una ardua diteggiatura che dopo guerrigliose prove col metronomo nella tua camera filava come l’olio d’oliva.. ma poi dal vivo… eh! Non ha suonato poi tanto bene così come ti aspettavi?

Il tuo corpo, nell’inconscio più profondo, stava cercando di reagire all’azione di forze esterne… con il risultato di rendere le vostre dita rigide lente e forti a dismisura come se ad un tratto stessi facendo una seduta di pesi e non una suonata.. Ahi! magari sopra un palco.. Nooo!… con anche un cospicuo pubblico! Aiiuutto!

Purtroppo, come sai, suonare la chitarra una eccessiva forza impressa sulle corde, oltre a irrigidire le tue dita, rende impraticabile una fluida esecuzione delle note che diteggi, rende, cosa ancora peggio, il tuo suono brutto povero e incurato come una zolla di terra.

Le prime volte che suonavo dal vivo la sindrome non si presentava quasi mai, c’erano serate gloriose in cui le mie performance eguagliavano quelle di un guitar-Hero (si fa per dire), con i complimenti del pubblico e non degli amici! E poi serate nelle quali avrei preferito dopo quindici minuti scavare una buca e sotterarmi, piantando sopra la testa anche dei gelsi, così per bellezza!

Scavando un po’ nella mia coscienza cercando di acchiappare la causa e l’effetto di tutto ciò, (tenendo conto che il peggior responsabile dei fallimenti live è l’alcol) ho capito che affrontare una giornata dove il sound check dura ore perché a volte il fonico o l’impianto non sono proprio il top, dove la tensione del gruppo che comunque esige, anche se magari l’ultimo pezzo non lo maneggio ancora bene è cosa assai dura!

Se poi gli avvenimenti uno dietro l’altro continuano sino all’ora x della sera in cui saliamo sul palco e non sono rilassato non mi diverto più e non suono bene e mi irrigidisco!

Difficile stare rilassati?
Moltissimo!! però è una condizione mentale, può essere controllata anzi può diventare per tutti una forma di studio.

Come fare?

Dato che quello che più conta alla fine sono le nostre manine e quel suono che vogliamo tirino fuori la cosa migliore è cercare di allenarsi a suonare la chitarra il più leggeri e delicati possibile tirando fuori però lo stesso volume di quando premiamo di più..

Banale esempio: ti è mai capitato di suonare la chitarra senza sentirti? Provalo! Il tuo inconscio alzerà il tuo volume premendo come un forsennato le dita nei tasti e irrigidendoti la mano.

Caso contrario prova a suonare la chitarra con un volume sovrastante come un dinosauro l’intera band. Le tue mani cercheranno di sfiorare le corde, per non uccidere nessuno a colpi di onde sonore.
Il controllo di questi volumi si chiama dinamica del suono. Tanta più un chitarrista ne ha tanto più le sue frasi vincono (ti sembra che Mark Knopfler non ne abbia?).

Il volume lo decidono le mani del chitarrista non il potenziometro dell’amplificatore. Allenarsi anche con i soliti esercizi per sciogliere le dita, creare prima due, poi tre, poi quattro volumi. Bravi chitarristi arrivano a 7. E’ un ottimo inizio fai da te. Distorsore e compressore sono nemici della dinamica quindi a bada istinti primordiali da gladiatore romano e suono rigorosamente pulito.

 

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